L’Iran, gli Stati Uniti, la Guerra Fredda e un embargo violato. Questi sono gli ingredienti di questa storia che serve anche come esempio di dilemma del prigioniero mandato a quel Paese (in questo caso il Nicaragua). Parliamo dell’Irangate (o Iran-Contras affair a seconda di cosa preferiate).

Quadro storico

Siamo tra il 1985 e il 1986, la Guerra Fredda è ancora in corso. L’Iran è impegnato nella guerra contro l’Iraq che è supportato da vari Paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Ronald Reagan è il presidente degli States e almeno teoricamente, la sua amministrazione è in prima linea per contrastare l’Iran di Khomeini.

Ronald Reagan (Foto di WikiImages da Pixabay)

Quest’ultimo è al comando del suo Paese dal 1979, dopo aver guidato la rivoluzione contro lo Shah Mohammad Reza Pahlavi. Questo avvicendamento aveva portato l’Iran dall’essere filo-americano ad anti-americano e l’embargo statunitense era solo uno dei vari colpi che i due Stati si sferravano.

Le motivazioni dell’Iran

Gli Stati Uniti erano il principale fornitore di armi dell’Iran pre-rivoluzione e, di conseguenza, le scorte a disposizione del nuovo regime erano quasi totalmente di produzione statunitense.

Ruhollah Khomeinii

Essendo impegnato in una guerra, l’Iran non disponeva del tempo necessario a girare negozi in cerca di un nuovo fornitore e questo lasciava loro una sola opzione.

Le motivazioni degli Stati Uniti

Con il cambio di guardia ai vertici iraniani, il Paese si stava avvicinando alla sfera sovietica. Questo non poteva essere tollerato dagli Stati Uniti, nel clima della Guerra Fredda e perciò il consigliere alla sicurezza nazionale Robert McFarlane propose di trattare con l’Iran. L’idea di McFarlane era semplice: dato l’instabilità economica e politica iraniana, era realistico un cambio di regime e quindi i Paesi occidentali avrebbero dovuto ingraziarsi chiunque il Paese del golfo prima dei sovietici. Come? Vendendo armi. Ma c’era un grosso problema.

Il doppio gioco statunitense

Una volta succeduto a Carter, Reagan dichiarò che avrebbe continuato con la politica di contrasto e di embargo nei confronti dell’Iran. Nella primavera del 1983, fu lanciata l’operazione Staunch: questo piano prevedeva una pressante opera di persuasione agli alleati occidentali affinché non vendessero più armi all’Iran. Questa operazione diventerà un amplificatore della figuraccia degli Stati Uniti, una volta che i giornali iniziarono a parlare dell’Irangate.

Come consegnare le armi?

Una volta deciso di vendere le armi all’Iran, bisognava trovare un modo per mantenere il tutto top secret. Il fatto che ne stia parlando un anonimo ragazzo sardo, fa capire che il piano non è esattamente andato a buon fine. Nella prima fase, gli Stati Uniti rivelarono semplicemente la posizione di magazzini di armamenti che lo Shah aveva fatto costruire in luoghi remoti del Paese. Finite le scorte, inizio la vera e propria vendita.

Il finanziamento ai Contras

Parallelamente ai rapporti con l’Iran, gli Stati Uniti mantenevano delle relazioni con i Contras, un gruppo controrivoluzionario nicaraguense. Il fine di questo rapporto era la lotta al Governo sandinista che aveva ottenuto il potere con un golpe e spodestato Anastasio Somoza Debayle (il padre dei Contras). I sandinisti erano anti-americani mentre i Contras, anti-comunisti quindi tutto in linea con la Guerra Fredda. Su iniziativa del sergente colonnello, John North, una parte dei proventi su utilizzata per finanziare le attività dei guerriglieri. Per far ciò, il Governo statunitense tenne il tutto lontano dagli occhi del Congresso. In teoria quest’organo politico deve approvare qualunque aiuto a Paesi stranieri ma come si evince, sperare che approvasse la vendita di armamenti ad un nemico era poco probabile.

La scoperta dell’affare

Il 3 novembre 1986, il senior official delle Guardie della rivoluzione islamica Mehdi Hashemi, fece una soffiata a un giornale libanese ed espose l’Irangate. Gli Stati Uniti cercarono di giustificarsi dicendo che le armi erano parte di un accordo volto al rilascio di alcuni ostaggi americani nelle mani di Hezbollah. Tuttavia, un’investigazione del Congresso rivelò che la vendita era iniziata già prima che i cittadini fossero rapiti.

Conseguenze

Hashemi fu giustiziato con l’accusa di omicidio ma realisticamente per il suo ruolo nella scoperta della vicenda. McFarlane, North e molti altri furono arrestati. Reagan ammise la vendita delle armi ma la giustificò come un tentativo di riappacificamento con l’Iran. Il suo vice, George Bush, negò sempre il suo coinvolgimento nell’affare e riuscì a farsi eleggere alla Casa Bianca dopo la fine del mandato di Reagan.