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Perché coi soldi del recovery fund non si possono tagliare le imposte?

Tagliare le imposte con i soldi del recovery fund? Non si può fare o meglio, chiunque conosca la materia sa che non si dovrebbe. Ecco qui un articolo da economy 101 per politici, governanti ed economisti della domenica.

Tagliare le imposte con i prestiti? Pessima idea.

Per spiegazioni esaustive su cosa sia il recovery fund rimando agli altri nostri articoli poiché in questa sede l’importante è sapere che si tratta di entrate una tantum (in parte prestiti e in parte sussidi).

Dopo l’annuncio dell’accordo nei tavoli europei dal governo e dall’opposizione sono già arrivate centinaia di proposte ma la più pressante è quella che prevede di tagliare le imposte (spesso chiamate erroneamente tasse); purtroppo è una sciocchezza.
A questo punto verrà spontaneo storcere il naso affermando “ma la pressione fiscale è alta” e qui non vogliamo certo negarlo, anzi lo ribadiamo ma il punto è che NON puoi usare delle entrate una tantum (come i prestiti) per finanziare il taglio delle imposte.

Perché mai non si può fare?

Per rispondere a questa domanda bisogna aver ben chiaro in mente a cosa servano le imposte.
Le imposte servono per finanziare le spese statali (stipendi, spese di consumo, interessi sul debito, ecc) che si presentano ogni anno. Esse, quando ben congegnate, permettono di pagare tutte le spese correnti ogni singolo anno quindi qualora venissero a mancare alcune entrate ci sarebbero delle spese scoperte. Il recovery fund è un’entrata una tantum che non si presenterà ciclicamente nella stessa misura e pertanto non potrà coprire lo scoperto dovuto alla riduzione della pressione fiscale.

Quindi le imposte dovranno restare alte?

Questa è una delle domanda a cui si può rispondere solo con la tipica risposta dell’economia ossia “dipende”. Per tagliare le imposte è necessario tagliare le spese che si ripresentano ogni anno altrimenti non c’è modo di poter ridurre la pressione fiscale.

Le spese si possono tagliare in termini nominali ossia riducendo lo stanziamento monetario o demandando alcune attività al settore privato oppure in termini reali bloccando la spesa a livello nominale. Nel secondo caso l’inflazione e la crescita del PIL porteranno alla diminuzione del peso della spesa sul bilancio pubblico senza effettuare un vero e proprio taglio.

Per cosa dovrebbero essere usati i soldi per il recovery fund?

Quindi non possiamo usare i soldi del recovery fund? Ma certo che sì però le entrate una tantum servono per finanziare le uscite una tantum ossia gli investimenti. Questa è anche alla base dell’analisi del bilancio che chi ha studiato un po’ di economia aziendale e di ragioneria dovrebbe conoscere. Per valutare la solidità finanziaria di un’azienda si controlla sempre se i debiti a breve termini sono coperti da crediti a breve termine o, quando ci sono problemi, da crediti a lungo termine.
Per lo Stato vale la stessa logica.

Gli investimenti come volano di crescita

La voce investimenti è una di quelle voci di spesa che il nostro Paese ha drammaticamente trascurato negli ultimi decenni.

Il problema è che gli investimenti permettono di aumentare la produttività ossia il PIL rendendo possibile la restituzione del prestito.
Per esempio una rete internet più veloce permette di fare più operazioni nello stesso tempo oppure la costruzione di ponti e gallerie permette alle merci di arrivare a destinazione più velocemente.
Senza di essi la crescita sarà anemica perché per poter aumentare la quantità di beni e di prodotti creati e venduti si potrebbe solo puntare sull’aumento della forza lavoro o sull’immissione di capitale. Il problema è che se la produttività di tutti i Paesi sale e la nostra non sale allora le imprese dovranno tagliare i salari.
Il motivo è semplice: se in tot ore produci X io posso pagarti solo una percentuale di X quindi se quell’X non cresce io non potrò pagarti di più e per evitare di trasferire l’attività dove il lavoro è più produttivo dovrò ridurti il salario.

PIL prodotto mediamente da un lavoratore in un’ora. Baseline 2010=100. Fonte:OCSE

Gli investimenti non sono solo quelli fisici

Ovviamente quando si parla di investimenti viene spontaneo pensare alle infrastrutture ma non si parla solo di quello. Gli investimenti con gli effetti positivi migliori sono quelli nel capitale umano.

Purtroppo l’Italia spende meno rispetto ai grandi Paesi europei nell’istruzione terziaria e anche in ricerca.

Sarebbe il caso di puntare fortemente su queste voci di spesa e il Recovery Fund può essere un’occasione.

I brevetti come indicatore

Per controllare in maniera sintetica (e non esaustiva) lo sviluppo del capitale umano in un Paese è possibile controllare il numero di richieste di brevetto in un dato anno.
I dati forniti dalla WIPO (World Intellectual Property Organization) per l’Italia e per la Germania sono i seguenti.

Come si può vedere il numero di richieste di brevetto in Germania sono quasi 6 volte le nostre: sicuri che la spesa per istruzione e per ricerca non influisca?

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Nazareno Lecishttps://www.financecue.it
Studente magistrale di "Data Science, Business Analytics e Innovazione" già laureato in Economia e Gestione Aziendale. Appassionato di Economia, dell'analisi dati e dall'analisi della complessità moderna.